Arianna Gritti

Ritratti ed arti figurative

La meravigliosa fragilità del reale: la ricerca artistica di Arianna Gritti

Arianna Gritti è un’artista che si muove con disinvoltura tra opere pittoriche di animali, ritratti umani e di animali, bassorilievi in marmo, illustrazioni e studi preparatori. La sua sensibilità artistica, fortemente evocativa e attenta al dettaglio, rivela una tensione verso la tradizione del ritratto rinascimentale mantenendo al contempo un intenso dialogo con le sperimentazioni contemporanee. La stratificazione stilistica deriva da un profondo studio dell’arte del passato, tanto accademico quanto professionale, che portano Gritti ad avere un importante ventaglio di possibilità espressive e tecniche attraverso cui poter esprimere la sua arte.

Nata a Bergamo nel 1978, Arianna Gritti fin da bambina sviluppa un forte impulso creativo per comunicare e rappresentare il mondo. Dopo una prima iniziale formazione al liceo artistico, prosegue gli studi presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo; è tuttavia nella bottega di Egidio Sartori che, durante sette anni di apprendistato, consolida le basi tecniche e teoriche del proprio linguaggio artistico. Questo momento formativo lo ritroviamo strutturato nella cura del ritratto, nella rappresentazione della figura umana con attenzione anatomica e nelle sculture in marmo, tutti elementi che richiamano idealmente il classicismo e la tradizione rinascimentale. In particolare, la precisione formale, l’equilibrio delle proporzioni e la simmetria compositiva sembrano avere radici nella cultura classica. Mentre la scelta iconografica, in particolar modo nei gesti e nei dettagli, denota l’influenza del realismo e del naturalismo, che, come correnti artistiche, puntano a catturare la realtà così com’è, senza idealizzazioni e con verità visiva. A differenza delle coordinate accademiche di questi filoni, Gritti dimostra nelle sue opere un forte e spiccato senso poetico, che rendono indelebile la profondità espressiva dei soggetti che rappresenta e dei mondi che vuole immortalare.

La spiccata curiosità di Arianna Gritti la porta, dopo la laurea, a sperimentare molteplici tecniche artistiche, sviluppate da autodidatta e frutto delle esperienze professionali maturate in ambiti diversi come l’aerografia, la serigrafia, il disegno tessile, il restauro e la decorazione. Questa pluralità di linguaggi è diventata nel tempo una cifra distintiva del suo lavoro: nei suoi dipinti e disegni convivono materiali e strumenti diversi — dai pastelli all’olio alle matite seppia, dal carboncino alle velature più delicate dell’acquarello — in una continua ricerca di equilibrio tra controllo tecnico e libertà espressiva. La varietà delle tecniche non è mero esercizio formale, ma il riflesso di un’attitudine profonda: quella di guardare il mondo con curiosità costante e di esplorarlo attraverso infinite possibilità rappresentative. Gritti, infatti, definisce la possibilità di cambiare tecnica come un processo di “ossigenazione”. Emblematici, in questo senso, sono i ritratti, nei quali l’artista riesce a cogliere con sensibilità il carattere intimo dei soggetti, restituendone la presenza con un tratto che unisce realismo e introspezione. Ogni ritratto diventa così un incontro tra tecnica ed emozione, tra materia e sguardo.

È, tuttavia, nel mondo animale che Arianna Gritti trova il cuore pulsante della sua ricerca artistica. Attraverso una sapiente abilità formale, che richiama i meccanismi del realismo ottocentesco, l’artista riesce a far emergere una componente poetica intensa e raffinata. Per questo si può parlare, nel suo caso, di Realismo Poetico: un concetto prelevato dal linguaggio cinematografico ma perfettamente calzante per descrivere la sua poetica visiva. In questa forma espressiva in cui crea opere ibride che sfumano i confini tra arte e cinema Gritti unisce lo studio rigoroso del veroad una restituzione lirica del soggetto, trasportando nel mondo animale ciò che nel Realismo tradizionale appartiene a quello umano. Il suo bestiario — elefanti, cavalli, felini — non è - solo rappresentazione naturalistica, ma specchio dei meccanismi atavici e ancestrali che regolano anche la natura umana. Così, nella meravigliosa crudezza dei suoi animali, l’artista coglie l’eco profonda della nostra stessa condizione, sospesa tra istinto e sentimento, forza e fragilità. Emblematica è l’opera Contatti, un disegno a matite colorate di due elefanti — due adulti che si sfiorano il muso — nel quale un gesto intimo e quotidiano diventa istante sacro. In questi frammenti di natura Gritti non si limita a registrare il dato reale, ma lo trasforma in un’immagine che evoca, commuove e apre un dialogo tra istinto e memoria.

A tutto questo Arianna Gritti non rinuncia comunque a una componente fantasiosa e immaginifica rispetto alla realtà: la capacità di “guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino” – come afferma lei stessa – la spinge ad una continua sperimentazione. La sua stratificazione poetica emerge anche nelle opere illustrate e nei fumetti, linguaggi che, secondo l’artista, rappresentano il modo più autentico per esprimere la propria vocazione creativa. L’impulso a creare nasce sì dallo sguardo meravigliato sul mondo — quello che Gritti definisce “appropriarsi delle cose belle” — ma anche da universi interiori e visionari, spesso legati all’infanzia, che danno vita a un immaginario popolato di figure oniriche e simboliche. In questa sintesi tra realtà ed invenzione, tra studio del vero e libertà narrativa, si manifesta la cifra più personale e intima della sua arte. Che si tratti di mondi fantastici, di animali selvaggi o di ritratti personali, a dare sostanza compositiva e lirica alle opere di Arianna Gritti è il sapiente uso della luce e dell’ombra, strumenti attraverso i quali l’artista modella le forme e ne esalta la plasticità. L’impiego di una tavolozza vivace e dinamica contribuisce a creare una forte intensità cromatica, capace di trasmettere emozione e movimento, rendendo ogni soggetto vibrante di vita e di poesia.

In definitiva, l’opera di Arianna Gritti si configura come un percorso di costante ricerca, dove la padronanza tecnica si intreccia alla riflessione sul senso stesso della rappresentazione. La varietà dei soggetti e delle tecniche è uno strumento per indagare la realtà nei suoi molteplici volti: umano, animale, immaginario. Il suo realismo poetico diventa una chiave di lettura del mondo, in cui la luce e il colore restituiscono la densità emotiva delle cose. Sotto la superficie di questa sensibilità pittorica si percepisce una dimensione etica: un invito al rispetto del vivente, alla tutela della natura ed alla consapevolezza del legame profondo tra uomo e ambiente. Così, nell’equilibrio tra tecnica e poesia, Arianna Gritti non si limita a rappresentare il mondo, ma ne rivendica la meravigliosa fragilità, trasformando l’atto creativo in gesto di responsabilità.

Domitilla Ioannucci












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